sabato 13 ottobre 2012
giovedì 13 settembre 2012
martedì 11 settembre 2012
lunedì 10 settembre 2012
lunedì 25 giugno 2012
...piccolo ritrovamento...
L'IBISCO
by Enrica Rossi
L'ho visto l'estate scorsa mentre mi recavo al lavoro.
I suoi vivaci fiori arancioni che spiccavano tra le lussureggianti foglie verdi hanno colpito il mio sguardo e un'allegra voglia di vivere ha contagiato il mio cuore...sono entrata...l'ho acquistato...l'ho portato al lavoro con me e la sera a casa.
...l'ho voluto sul balcone della mia stanza e la sera mi sedevo accanto a lui mentre nel mio cielo guardavo le stelle...il mio cuore parlava.
Non è stata facile la sua vita però.
Per tre volte ha rischiato la morte...le sue foglie sono cadute...i suoi fiori sfioriti..e per tre volte lui, tenace, non si è arreso e si è ripreso...le sue foglie sono rispuntate ed i suoi fiori rifioriti.
Verso la fine dell'autunno mi sono scordata di lui...a quel punto ho pensato che forse avrei potuto eliminarlo, sembrava senza vita...il mio cuore pentito piangeva...allora ho tolto i fiori avvizziti, ho eliminato le foglie appassite, ho potato i rami ormai secchi, l'ho spostato in un luogo riparato e gli ho dato da bere; ho continuato a dissetarlo, a parlargli per tutto l'inverno: ero io questa volta che non volevo mollare!
...ieri ho visto le sue gemme spuntare...
[foto presa dal sito: "Barbazzo garden"]
giovedì 21 giugno 2012
The Road Not Taken
Two roads diverged in a yellow wood,
And sorry I could not travel both
and be one traveler, long I stood
And looked down one as far as I could
Then took the other, as just as fair,
And having perhaps the better claim,
Because it was grassy and wanted wear,
Though as for the passing there
Had worn them really about the same,
And both that morning equally lay
In leaves no step had trodden black.
Oh, I kept the first for another day!
Yet knowing how way leads on to way,
I doubted if I should ever come back.
I shall be telling this with a sigh
Somewhere ages and ages hence:
Two roads diverged in a wood, and I--
I took the one less traveled by,
and that has made all the difference.
Robert Frost
mercoledì 23 maggio 2012
lunedì 7 maggio 2012
sabato 28 aprile 2012
SULL'AMICIZIA
|
| E un adolescente disse: "Parlaci dell'Amicizia." E lui rispose dicendo: "Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza. E' la vostra mensa e il vostro focolare. Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace. Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo. E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore: Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia. Quando vi separate dall'amico non rattristatevi: La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura. E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito. Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano. E il meglio di voi sia per l'amico vostro. Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena. Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte? Cercatelo sempre nelle ore di vita. Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto. E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia. Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora." ( "Il Profeta" - Kahlil Gibran) |
lunedì 23 aprile 2012
martedì 10 aprile 2012
Che picnic di Pasquetta sarebbe senza Bookatini? - Finzioni
Che picnic di Pasquetta sarebbe senza Bookatini? - Finzioni
...bello entrare nel proprio mondo di fantasia attraverso un armadio...
...bello entrare nel proprio mondo di fantasia attraverso un armadio...
domenica 8 aprile 2012
sabato 7 aprile 2012
venerdì 6 aprile 2012
La figlia furba del contadino - Fiaba dei fratelli Grimm - KHM 094
C'era una volta un povero contadino che non aveva terra, ma aveva soltanto una piccola casetta e un'unica figlia.
La figlia disse:
"Dovremmo pregare il re di darci un pezzetto di terra".
Il re era venuto a sapere della loro povertà e donò loro qualche zolla erbosa; la fanciulla e il padre le zapparono per seminarci un po' di frumento e qualche altra granaglia. Quando ebbero zappato quasi tutto il campo, trovarono nella terra un mortaio d'oro puro.
"Senti" disse il padre alla fanciulla "dato che il nostro re è stato così indulgente e ci ha regalato il campo dobbiamo dargli il mortaio."
Ma la figlia non era d'accordo e disse: "Babbo, se abbiamo il mortaio e non il pestello, ci toccherà cercare anche il pestello; perciò è meglio tacere".
Ma egli non volle ascoltarla, prese il mortaio, lo portò al re e disse che lo avevano trovato nella landa. Il re prese il mortaio e domandò se non avesse trovato altro. "No" rispose il contadino. Ma il re disse che doveva procurargli anche il pestello. Il contadino rispose che non lo avevano trovato, ma fu come se avesse parlato al vento. Fu gettato in prigione e avrebbe dovuto restarci finché non avesse reso il pestello.
I servi dovevano portargli ogni giorno pane e acqua, quel che si mangia in prigione; e lo sentivano sempre gridare: "Ah, se avessi ascoltato mia figlia! Ah, se avessi ascoltato mia figlia!".
Allora i servi andarono dal re e gli dissero che il prigioniero diceva sempre: "Ah, se avessi ascoltato mia figlia!" e non voleva né mangiare né bere. Allora il re ordinò ai servi di portargli il prigioniero e gli domandò perché continuasse a gridare: "Ah, se avessi ascoltato mia figlia!". "Cos'ha mai detto vostra figlia?" "Sì, ha detto di non portare il mortaio, altrimenti avrei dovuto procurare anche il pestello." "Se avete una figlia così saggia, fatela dunque venire."
Ella dovette così presentarsi al re, che le domandò se fosse davvero tanto saggia, e disse che voleva proporle un indovinello: se l'avesse indovinato, l'avrebbe sposata. Ella rispose di sì, avrebbe provato a indovinare. Allora il re disse: "Vieni da me né vestita né nuda, né a cavallo né in carrozza, né sulla strada né fuori dalla strada: e se riuscirai a fare tutto questo ti sposerò".
Ella se ne andò e si spogliò nuda come Dio l'aveva fatta, così non era vestita; prese poi una gran rete da pesca, vi si mise dentro e se l'avvolse attorno, così non era nuda; si fece prestare un asino, alla coda del quale legò la rete, ed esso doveva trascinarla, così non era né a cavallo né in carrozza; e l'asino dovette trascinarla sulla carreggiata in modo che toccasse terra soltanto con il dito grosso, così non era né sulla strada né fuori dalla strada.
Quando giunse dal re, questi le disse che aveva risolto l'indovinello. Liberò suo padre dalla prigione, la prese in moglie e le affidò tutto il patrimonio reale. Erano già trascorsi alcuni anni e, un giorno che il re passava la rivista, avvenne che davanti al castello si fermassero, con i loro carri, dei contadini che aveva venduto la legna: alcuni avevano dei buoi, altri dei cavalli. C'era un contadino che aveva tre cavalli e uno di questi partorì un puledrino, che corse via e andò a cacciarsi fra due buoi attaccati a un altro carro. Quando i contadini s'incontrarono, incominciarono a litigare, ad azzuffarsi e a vociare, poiché il padrone dei buoi voleva tenersi il puledro e diceva che l'avevano fatto i buoi, mentre l'altro diceva che l'avevano fatto i cavalli ed era suo.
La lite finì davanti al re, ed egli sentenziò che il puledro doveva rimanere dove si trovava; così toccò al padrone dei buoi, al quale tuttavia non apparteneva. L'altro se ne andò piangendo e lamentandosi per il suo puledro. Ma egli aveva sentito dire che la regina era tanto clemente, poiché anch'ella proveniva da una povera famiglia di contadini; perciò si recò da lei e la pregò di aiutarlo ad avere il suo puledro. Ella disse: "Sì, se mi promettete di non tradirmi, vi aiuterò. Domattina presto, quando il re è alla rivista, mettetevi in mezzo alla strada, dove egli deve passare, prendete una gran rete da pesca e fate finta di pescare; continuate a pescare e versate la rete, proprio come se fosse piena".
E gli disse anche quel che doveva rispondere, se il re l'avesse interrogato. Così, il giorno dopo, il contadino era là che pescava all'asciutto. Quando il re passò lì davanti e lo vide, mandò subito il suo portaordini a chiedere che intenzioni avesse quel pazzo.
Egli rispose: "Pesco". Ma l'altro gli domandò come potesse pescare visto che non c'era acqua.
Disse il contadino: "Se due buoi possono fare un puledro, anch'io posso pescare all'asciutto". Il portaordini andò a riferire la risposta al re; allora questi fece chiamare il contadino e gli disse che quella non era farina del suo sacco; di chi era quella risposta? Doveva confessarlo subito.
Ma il contadino non voleva parlare e continuava a dire: "Dio guardi!" e che ci aveva pensato lui. Allora lo misero su un fascio di paglia e lo picchiarono e lo tormentarono finché egli confessò di averla avuta dalla regina.
Quando tornò a casa, il re disse alla moglie: "Perché sei così falsa con me? Non ti voglio più per moglie: ormai è finita, tornatene nella tua casetta di contadini, da dove sei venuta!". Tuttavia le permise di portare con sé la cosa più cara e più preziosa che avesse: questo era il suo congedo. Ella disse: "Sì, caro marito, se è ciò che vuoi, lo farò". E gli saltò al collo, lo baciò e disse che voleva prender commiato. Allora si fece portare un potente sonnifero per il brindisi d'addio: il re bevve un bel sorso, mentre lei lo toccò appena. Egli cadde subito in un sonno profondo e, quando la regina vide che dormiva, chiamò un servo, prese un bel lenzuolo di lino bianco e ve lo avvolse dentro; i servi dovettero trasportarlo in una carrozza che era davanti alla porta, poi ella lo condusse nella sua casetta. Lo mise nel suo lettino, ed egli continuò a dormire giorno e notte e, quando si svegliò, si guardò attorno e disse: "Ah, mio Dio, dove sono?". Chiamò i suoi servi, ma non ce n'era neanche uno. Finalmente la moglie si avvicinò al letto e disse: "Mio caro signore, mi avete ordinato di portare via dal castello ciò che mi era più caro e più prezioso, sicché ho deciso di prendere voi!".
Il re disse: "Cara moglie, tu sei mia e io sono tuo". La condusse nuovamente al castello e volle che si ricelebrassero le nozze.
E certo vivranno ancora oggi.
giovedì 5 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
...ancora poesia...
Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.
Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorietate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.
Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno ?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.
Alda Merini
giovedì 29 marzo 2012
...e poesia sia...
Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza...Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Machado
lunedì 26 marzo 2012
venerdì 23 marzo 2012
martedì 20 marzo 2012
sabato 17 marzo 2012
venerdì 16 marzo 2012
martedì 13 marzo 2012
...per riflettere...
Valore
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dove è il nord,
qual'è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca
(...immagine trovata navigando sul web
)
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dove è il nord,
qual'è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca
(...immagine trovata navigando sul web
)
lunedì 12 marzo 2012
domenica 11 marzo 2012
In Giappone anni fa molte donne abortirono per ottemperare alle disposizioni per la limitazione delle nascite. In un tempio esistono piccoli idoli di pietra che le donne lasciarono in memoria del loro gesto.
Sul grigiore della pietra risaltano i colori di indumenti minuti che le donne fabbricarono e portarono per coprire le statuine, per non dimenticare.
Il dolore, la pietà di quel gesto mi ha colpito come espressione del bisogno profondo di non annientare un'esperienza talvolta inevitabile, ma che solca l'animo femminile come una cicatrice.
(da "Giochi di potere" di Susanna Chiesa)
("Dentro al cuore di Lisa Massei)
lunedì 5 marzo 2012
sabato 14 gennaio 2012
giovedì 12 gennaio 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
sabato 7 gennaio 2012
Le tre filatrici - Fiaba dei fratelli Grimm - KHU 014
C'era una volta una ragazza pigra che non voleva filare.
Sua madre voleva obbligarla, ma non riusciva mai a farsi ubbidire, finché un giorno perse la pazienza, andò in collera, e cominciò a prenderla a legnate, e quella si mise a piangere e a disperarsi. In quel mentre, passò di lì la regina, e quando sentì gli strepiti della ragazza, ordinò al cocchiere di fermarsi; scese dalla carrozza ed entrò in casa della donna, e le chiese come mai picchiasse la figlia così violentemente che gli urli si sentivano dalla strada. Quella si vergognava a raccontare alla sovrana che picchiava la figlia perché era pigra, così, disse: "Sapete, la ragazza non vuole mai smettere di filare: fila in continuazione, ma io sono una povera donna e non posso permettermi di comprarle il lino."
Allora la regina disse: "Non c'è niente che mi dia più piacere che sentire il ronzio dell'arcolaio: lascia che tua figlia venga con me al mio palazzo; lì ho tutto il lino che desidera, e può filare quanto vuole."
Alla donna piacque l'offerta della regina, e la ragazza andò via con la sovrana; arrivate al palazzo reale, la condusse al piano superiore, dove c'erano tre camere completamente colme del lino più pregiato, poi disse alla fanciulla: "Ecco, ora mettiti a filare per me, e quando avrai finito, potrai maritarti con il mio primogenito. Lo so che sei povera, ma la buona volontà e la voglia di lavorare valgono per me quanto un tesoro." Ma la ragazza aveva paura, perché sapeva di non essere capace di filare, e campasse trecento anni, non avrebbe imparato neanche se fosse stata davanti all'arcolaio ogni giorno da mattina a sera.
Rimasta sola, cominciò a piangere, e rimase seduta per tre giorni senza alzare un dito. Al terzo giorno, la regina venne a vedere come andava, e quando vide che il lino era ancora tutto da filare, rimase alquanto sorpresa; la fanciulla si scusò dicendo che aveva nostalgia di casa e di sua madre, e per questo motivo non aveva ancora cominciato. La regina accettò la spiegazione, ma mentre uscì dalla stanza, disse: "Domani, però, dovrai iniziare a lavorare."
Rimasta sola, non seppe che pesci pigliare. A chi chiedere aiuto? Disperata, si affacciò alla finestra, e vide tre strane donne venire verso di lei; la prima aveva un piede piatto, la seconda aveva un enorme labbro che sporgeva fino al mento, mentre la terza aveva un pollice deformato. Si fermarono sotto la finestra, guardarono la fanciulla e le chiesero cosa avesse. Ella si sfogò con loro, ed esse si offrirono di aiutarla, dicendo: "Se ci inviterai al matrimonio, senza vergognarti di noi, e ci presenterai come delle tue zie, e ci farai sedere alla tua tavola, noi fileremo tutto questo lino al posto tuo, e lo faremo anche in breve tempo." "Con tutto il mio cuore" rispose la ragazza, "venite dentro, e cominciate subito." Aprì alle tre buffe donne, fece spazio tra il lino da filare, così quelle si sedettero e cominciarono subito il lavoro.
La prima tirava il filo e schiacciava il pedale; la seconda lo inumidiva, la terza lo torceva e batteva col pollice sul tavolo, e ad ogni colpo una matassa di filo meraviglioso si spargeva a terra. La ragazza mantenne il segreto con la regina, ma quando quest'ultima tornava a vedere, la fanciulla le mostrava la grande quantità di tessuto splendidamente filato, sicché, la regina non la finì più di lodarla.
Filato tutto il lino della prima stanza, si procedeva con la seconda, fino alla terza, e in pochissimo tempo fu filato tutto; poi le tre donne si congedarono e dissero alla fanciulla: "Non dimenticarti della promessa! Sarà la tua fortuna."
Quando la fanciulla mostrò alla regina la montagna di lino filato in ogni stanza, la regina si compiacque enormemente e diede il via ai preparativi per il matrimonio, e anche lo sposo fu compiaciuto di sapere che avrebbe avuto una sposa così industriosa e intelligente, e non finì più di encomiarla. Infine la sposa disse: "Sai, io ho tre zie che sono sempre state molto buone con me, perciò vorrei dividere con loro la mia gioia, invitandole alle nostre nozze. Ti prego di acconsentire, e di farle sedere alla nostra tavola." Madre e figlio risposero: "E perché non dovremmo?"
Quando la festa iniziò, si presentarono le tre filatrici agghindate in strani abiti.
"Benvenute, care zie" disse la sposa.
"Oh, ma sono spaventose! Come le hai conosciute?"
Poi andò verso la prima, quella che aveva il piede piatto, e le chiese: "Come vi siete fatta il piede piatto?" "A forza di schiacciare sul pedale" rispose quella. Poi chiese alla seconda: "E voi, come vi siete procurata quel labbro sporgente?" "A forza di leccare il filo" rispose. E alla terza: "E voi, come mai avete il pollicione?" "A forza di torcere il filo", rispose.
Allora il principe, allarmato, disse: "La mia bella moglie non dovrà mai più toccare un arcolaio." E fu così che la fanciulla si liberò dell'odiato filare.
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