sabato 7 gennaio 2012

Le tre filatrici - Fiaba dei fratelli Grimm - KHU 014





C'era una volta una ragazza pigra che non voleva filare. 
Sua madre voleva obbligarla, ma non riusciva mai a farsi ubbidire, finché un giorno perse la pazienza, andò in collera, e cominciò a prenderla a legnate, e quella si mise a piangere e a disperarsi. In quel mentre, passò di lì la regina, e quando sentì gli strepiti della ragazza, ordinò al cocchiere di fermarsi; scese dalla carrozza ed entrò in casa della donna, e le chiese come mai picchiasse la figlia così violentemente che gli urli si sentivano dalla strada. Quella si vergognava a raccontare alla sovrana che picchiava la figlia perché era pigra, così, disse: "Sapete, la ragazza non vuole mai smettere di filare: fila in continuazione, ma io sono una povera donna e non posso permettermi di comprarle il lino." 
Allora la regina disse: "Non c'è niente che mi dia più piacere che sentire il ronzio dell'arcolaio: lascia che tua figlia venga con me al mio palazzo; lì ho tutto il lino che desidera, e può filare quanto vuole." 
Alla donna piacque l'offerta della regina, e la ragazza andò via con la sovrana; arrivate al palazzo reale, la condusse al piano superiore, dove c'erano tre camere completamente colme del lino più pregiato, poi disse alla fanciulla: "Ecco, ora mettiti a filare per me, e quando avrai finito, potrai maritarti con il mio primogenito. Lo so che sei povera, ma la buona volontà e la voglia di lavorare valgono per me quanto un tesoro." Ma la ragazza aveva paura, perché sapeva di non essere capace di filare, e campasse trecento anni, non avrebbe imparato neanche se fosse stata davanti all'arcolaio ogni giorno da mattina a sera. 
Rimasta sola, cominciò a piangere, e rimase seduta per tre giorni senza alzare un dito. Al terzo giorno, la regina venne a vedere come andava, e quando vide che il lino era ancora tutto da filare, rimase alquanto sorpresa; la fanciulla si scusò dicendo che aveva nostalgia di casa e di sua madre, e per questo motivo non aveva ancora cominciato. La regina accettò la spiegazione, ma mentre uscì dalla stanza, disse: "Domani, però, dovrai iniziare a lavorare." 
Rimasta sola, non seppe che pesci pigliare. A chi chiedere aiuto? Disperata, si affacciò alla finestra, e vide tre strane donne venire verso di lei; la prima aveva un piede piatto, la seconda aveva un enorme labbro che sporgeva fino al mento, mentre la terza aveva un pollice deformato. Si fermarono sotto la finestra, guardarono la fanciulla e le chiesero cosa avesse. Ella si sfogò con loro, ed esse si offrirono di aiutarla, dicendo: "Se ci inviterai al matrimonio, senza vergognarti di noi, e ci presenterai come delle tue zie, e ci farai sedere alla tua tavola, noi fileremo tutto questo lino al posto tuo, e lo faremo anche in breve tempo." "Con tutto il mio cuore" rispose la ragazza, "venite dentro, e cominciate subito." Aprì alle tre buffe donne, fece spazio tra il lino da filare, così quelle si sedettero e cominciarono subito il lavoro. 
La prima tirava il filo e schiacciava il pedale; la seconda lo inumidiva, la terza lo torceva e batteva col pollice sul tavolo, e ad ogni colpo una matassa di filo meraviglioso si spargeva a terra. La ragazza mantenne il segreto con la regina, ma quando quest'ultima tornava a vedere, la fanciulla le mostrava la grande quantità di tessuto splendidamente filato, sicché, la regina non la finì più di lodarla. 
Filato tutto il lino della prima stanza, si procedeva con la seconda, fino alla terza, e in pochissimo tempo fu filato tutto; poi le tre donne si congedarono e dissero alla fanciulla: "Non dimenticarti della promessa! Sarà la tua fortuna." 
Quando la fanciulla mostrò alla regina la montagna di lino filato in ogni stanza, la regina si compiacque enormemente e diede il via ai preparativi per il matrimonio, e anche lo sposo fu compiaciuto di sapere che avrebbe avuto una sposa così industriosa e intelligente, e non finì più di encomiarla. Infine la sposa disse: "Sai, io ho tre zie che sono sempre state molto buone con me, perciò vorrei dividere con loro la mia gioia, invitandole alle nostre nozze. Ti prego di acconsentire, e di farle sedere alla nostra tavola." Madre e figlio risposero: "E perché non dovremmo?" 
Quando la festa iniziò, si presentarono le tre filatrici agghindate in strani abiti. 
"Benvenute, care zie" disse la sposa. 
"Oh, ma sono spaventose! Come le hai conosciute?" 
Poi andò verso la prima, quella che aveva il piede piatto, e le chiese: "Come vi siete fatta il piede piatto?" "A forza di schiacciare sul pedale" rispose quella. Poi chiese alla seconda: "E voi, come vi siete procurata quel labbro sporgente?" "A forza di leccare il filo" rispose. E alla terza: "E voi, come mai avete il pollicione?" "A forza di torcere il filo", rispose. 
Allora il principe, allarmato, disse: "La mia bella moglie non dovrà mai più toccare un arcolaio." E fu così che la fanciulla si liberò dell'odiato filare.





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